Medicina estetica un po di storia

  Chirurgia plastica

 

Nel 1973, tre grandi amici dermatologi hanno deciso di trascorrere le vacanze estive con le loro famiglie a bordo di una nave nel Mediterraneo. Non avrebbero mai immaginato che quello che all’inizio era un programma puramente sociale avrebbe raggiunto la rivoluzionaria e inquieta Medicina Estetica di oggi.

L’insoddisfazione umana per l’inestetismo dell’invecchiamento della pelle e le distorsioni del corpo sono stati i temi predominanti dei lunghi colloqui a bordo. Da lì, la prima idea di unire gli sforzi per studiare, indagare, tracciare e risolvere meglio i problemi estetici. Nacque allora l’idea di formare le Società Nazionali di Medicina Estetica.

I tre amici erano il Dr. Jean Jacques Legrand dalla Francia, il Dr. Alberto Bartoleti dall’Italia e il Dr. Michel Delune dal Belgio. Sulla nave incontrarono il medico di bordo, un endocrinologo spagnolo, il dottor J. Font Riera, affascinato dall’idea dell’approccio estetico nel trattamento dell’obesità, e si impegnò a lavorare per la formazione di questa Società in Spagna.

È in Francia che è nata la prima Società di Medicina Estetica. Il suo esempio è stato rapidamente seguito dalla creazione della Società belga di Medicina Estetica, della Società Italiana di Medicina Estetica e della Società Spagnola di Medicina Estetica.

Queste entità hanno sentito fin dall’inizio la necessità di adottare norme di condotta e di comportamento scientifiche omogenee. È stata poi creata l’U.I.M.E. (Union Internacionale de Médicine Esthétique), che oggi comprende 18 Società nazionali: Francia, Belgio, Italia, Spagna, Tunisia, Marocco, Portogallo, Lussemburgo, Svizzera, Brasile, Uruguay, Argentina, Cile, Colombia, Venezuela, Polonia, Stati Uniti, Russia, Romania, Messico e Kazakistan.

 

La preoccupazione per l’immagine di sé e l’estetica non sono privilegi dell’essere umano, poiché la necessità di avere uno standard estetico è una condizione di sopravvivenza anche per innumerevoli esseri irrazionali.

Tuttavia, ci rendiamo conto con notevole chiarezza che nella specie umana questa preoccupazione estetica sembra essere un’eredità genetica, che è stata incorporata nel loro comportamento in modo sempre più accentuato nel corso dei secoli.

Il sentimento di appartenenza al gruppo sociale, il possesso di tratti e contorni corporei secondo gli schemi esistenti, così necessari per l’equilibrio psichico dell’individuo, rende l’immagine corporea un elemento fondamentale per la caratterizzazione della piena salute degli individui.

A conferma di questo concetto, la semplice osservazione del comportamento umano in qualsiasi periodo della storia rivela una continua ricerca di correzione delle antiestetiche caratteristiche anatomiche del contorno del corpo, ereditate o acquisite.

Si verifica anche che la grande competitività della società contemporanea fa sì che gli individui si confrontino con l’autostima, con la loro estetica e con il bisogno di sentirsi bene con se stessi, come priorità ed elementi indispensabili per il loro benessere personale e il loro successo professionale.

In modo contraddittorio, anche se desiderato da tutti, con maggiore o minore intensità, la salute estetica o l’apprezzamento dell’autostima è talvolta associata alla mera soddisfazione di un capriccio o di una futilità. Grosso errore! La vanità, vista come futilità, qualcosa di poco importante o senza valore, è una caratteristica negativa dell’essere umano. Tuttavia, è positivo quando esprime il desiderio di una persona di stare bene e di piacere a se stessa e ai suoi simili. La ricerca dell’armonia del contorno del corpo, così come la cura dell’igiene del corpo, il buono stato degli attaccamenti della pelle (capelli e unghie), la cura dei vestiti, degli ornamenti e dei cosmetici, devono essere visti come una vanità positiva, che porta l’armonia della persona con se stessa, con la società e con la natura. Sottolineiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce come concetto di salute, universalmente accettato, il completo benessere fisico, mentale e sociale dell’essere umano.

Per tutto questo, nulla è più coerente del fatto che la medicina e i medici si assumano la loro responsabilità per la salute estetica, sotto il manto scientifico, etico e legale che dovrebbe guidare il loro esercizio.

La pratica della Medicina a favore della salute estetica dell’individuo implica la conoscenza medica multidisciplinare esclusiva del professionista medico.

In realtà la pratica della Medicina Estetica richiede la verticalizzazione delle conoscenze mediche e il conseguente studio e sviluppo della scienza per l’applicazione di un insieme di atti, procedure mediche, orientamento e attenzione psicologica, abitudini di vita e alimentari, studi e conoscenze farmacologiche di prodotti, attrezzature e materiali, oltre a risorse tecnologiche destinate a prevenire, individuare e correggere o alterare conformazioni e inestetismi anatomici derivanti da patologie organiche congenite o acquisite, incidenti, invecchiamento iatrogeno o naturale che incidono sulle relazioni biopsicosociali degli individui.

La Medicina Estetica svolge un programma di Medicina Sociale, preventivo, curativo e riabilitativo dell’individuo per il suo reinserimento sociale, familiare e lavorativo, con l’obiettivo principale di costruire o ricostruire l’equilibrio psicofisico dell’essere umano.

Le procedure applicate in Medicina Estetica sono considerate atti medici che richiedono un approccio globale al paziente, che presuppone una speciale anamnesi, l’esame fisico e la formulazione di diagnosi cliniche e differenziali, l’indicazione e l’esecuzione di trattamenti clinici e/o chirurgici, attraverso l’analisi di eventuali controindicazioni relative o assolute, la formulazione della prognosi, gli orientamenti individuali e generali in materia di prevenzione delle malattie, l’alterazione della funzione degli organi o problemi di salute legati a fattori che generano inestetismo.

Siti da conoscere :

 

LEAVE A COMMENT

*

code