Storia

Sebbene la medicina esista da diversi millenni, ha raggiunto l’età adulta solo in meno di duecento anni. Questo perché è sia un’arte che una scienza. Un’arte, avrebbe potuto essere fin dall’inizio delle civiltà fino alla portata dell’intuizione, dell’empirismo, della psicologia e dell’abilità di chi l’ha praticata. Per diventare una scienza, doveva poter contare su altre scienze e tecniche, tutte sue cadette, le cui applicazioni erano indispensabili per l’identificazione e la cura delle patologie. Così, se la conoscenza della cellula implicava la precedente scoperta e lo sviluppo del microscopio da parte dei fisici; allo stesso modo, la fisiopatologia biochimica non poteva essere razionalmente concepita fino a quando non fossero state note le leggi elementari della chimica minerale e organica.

Non sorprende quindi che l’arte della guarigione sia antica quanto l’umanità, mentre la medicina degna di questo nome risale solo all’inizio del XIX secolo. Da allora, il suo sviluppo e i suoi progressi sono stati realizzati a una velocità sorprendente che sembra essere in costante accelerazione. Qui possiamo solo abbozzare le tappe principali a grandi linee, menzionando per ciascuna di esse alcune figure e scoperte dominanti. Ma va ricordato che questa suddivisione in periodi cronologici è altamente artificiale, tanto intriganti sono i fatti: citare solo alcuni grandi nomi è ingiusto nei confronti delle innumerevoli folle di coloro che hanno contribuito alla costruzione dell’edificio. D’altra parte, ogni architetto del progresso medico ha avuto dei predecessori, alcuni dei quali sconosciuti. Infine, ogni nuova acquisizione ha raggiunto la sua piena efficacia solo a costo di un successivo lavoro paziente che troppo spesso viene lasciato nell’ombra.

Per millenni la medicina e il medico è stata identificata ovunque con pratiche magiche e religiose. Le tecniche mediche erano limitate alla terapeutica a base di erbe e ad alcune semplici operazioni chirurgiche come la trapanazione e la riduzione delle fratture.
1. Dalla magia alla medicina

L’interesse umano per la malattia e la salute è universale. Ma l’esistenza di un campo della medicina, con il suo personale specializzato, non è la regola generale. Nelle società tradizionali (quelle le cui strutture sociali sono stabili e rese coerenti da un insieme organizzato di credenze che si evolvono lentamente), è più spesso uno stregone (→ magia), legato al mondo degli spiriti, che si fa carico di curare le malattie più gravi; per fare questo, utilizza tecniche che, più o meno legate all’ipnotismo, agiscono sull’inconscio della persona colpita. Da questo punto di vista, lo sciamanesimo, caratteristico delle popolazioni della Siberia e della Mongolia, è particolarmente significativo; ma esempi simili si possono trovare anche altrove, in particolare nell’Africa subsahariana. In quasi tutti i casi, le cure di routine sono fornite dalla medicina naturale (principalmente erboristica, → fitoterapia), che però è anche guidata dalle credenze professate del gruppo sulla natura.

La medicina, come pratica autonoma (il che non significa che sia radicalmente separata dalla religione dominante), si sviluppa in quelle che vengono comunemente chiamate “società aperte”, cioè società le cui strutture sono soggette a cambiamenti e in cui la vita collettiva è segnata dal dibattito e dal conflitto. Si tratta in genere di comunità in cui il contatto con il mondo esterno, in particolare sotto forma di commercio, si sta diffondendo sempre più. Questo crea un clima favorevole alla ricerca attraverso il confronto di idee. Il destino del libero individuo appare, almeno in parte, come la garanzia del futuro comune. La medicina sta diventando sempre più estranea alle pratiche magiche. Allo stesso tempo, la salute appare come un oggetto di ricerca e un obiettivo da raggiungere.
2. Dall’antichità al Medioevo

In Mesopotamia, sappiamo dal Codice di Hammurabi (1792-1750 a.C.) che esisteva già un embrione di legislazione medico-sociale. Nell’Egitto faraonico c’erano disposizioni che regolavano l’attività dei medici, le cui conoscenze erano relativamente ampie.

In Cina, la medicina tradizionale considerava che la malattia fosse il risultato di un disturbo tra due forze opposte, lo yin e lo yang. Per ripristinare questo equilibrio sono stati utilizzati l’agopuntura e tutti i tipi di trattamenti empirici.

In India la medicina e soprattutto la chirurgia erano, secondo antichi trattati medici, molto sviluppate: alcune procedure di chirurgia plastica, come la riparazione del naso, venivano comunemente eseguite.

1. Alle origini della pratica medica occidentale

La prima osservazione oggettiva di fenomeni patologici apparve in Grecia nel V secolo a.C. Nell’Antica Grecia, una pratica medica, nata nei santuari di Asclepio, le Asclepie, si è sviluppata e si è progressivamente staccata dalla religione, dando vita a diverse scuole che hanno utilizzato tecniche di trattamento molto elaborate (diete, medicine, ecc.). Il nome Ippocrate (460-377 a.C.) rimane associato alla nascita di quella che sarebbe diventata la medicina moderna (in particolare attraverso una classificazione delle malattie). Ippocrate rifiuta ogni riferimento al sacro, considerando che le malattie hanno cause naturali; egli sostiene vari metodi di esame come la palpazione, la percussione o l’osservazione delle escrezioni.

Più lento, lo sviluppo della medicina a Roma vedrà significativi progressi grazie alla creazione, alla fine del regno di Augusto (14 d.C.), di una scuola di medicina. La professione medica era allora organizzata con, da un lato, medici legati a famiglie benestanti o all’esercito e, dall’altro, medici indipendenti, ambulanti o che esercitano in un ufficio. I Romani stabilirono alcune regole di sanità pubblica e fondarono i primi ospedali noti per i veterani di guerra e gli storpi di guerra. L’apogeo della medicina romana è stato raggiunto con Galeno (131-201), un medico greco che ha fatto importanti scoperte in anatomia e la cui opera scritta rappresenta una sintesi della conoscenza del mondo antico.

2. La medicina nel Medioevo, tra luce e ombra

Gli arabi sono, insieme ai bizantini, praticamente gli unici a perpetuare la tradizione medica dell’antichità. Nell’Occidente cristiano, la caduta dell’Impero Romano (V secolo) ha inaugurato un lungo periodo di stagnazione durante il quale la medicina era nelle mani dei chierici, cioè dei sacerdoti e degli studiosi religiosi. La dissezione durante questo periodo è proibita; le grandi epidemie, che causano notevoli devastazioni, sono attribuite alle forze del male.

Tuttavia, una rinascita degli studi di medicina iniziò nell’XI secolo con la fondazione della scuola a Salerno, nell’Italia meridionale. Poi, nel XIII secolo, subentrarono la scuola di Montpellier e le grandi università europee di Bologna, Oxford, Parigi e Padova: la medicina era ormai regolarmente insegnata allo stesso modo della teologia.

Se il Medioevo occidentale non è stato molto favorevole alla ricerca medica, non l’ha visto scomparire. Già nel XIII secolo il teologo e filosofo Alberto Magno interpretava i trattati di Aristotele sugli animali, cioè sugli esseri viventi, compreso l’uomo. Senza dubbio la medicina araba, anch’essa ispirata da Aristotele, ha contribuito alla permanenza di una riflessione sulla salute basata sulla conoscenza della natura. Il medico e filosofo iraniano Avicenna (980-1037) esercitò così una notevole influenza sul pensiero medievale.

3. Dal Rinascimento al Settecento: i fondamenti della medicina moderna

Nel XVI secolo l’anatomia fece grandi progressi, aiutati dall’accettazione della dissezione. Il medico di Bruxelles André Vésale (1514-1564 ca.) fu uno dei primi a praticare la dissezione del corpo umano, fino ad allora proibita dalla Chiesa, e rettificò molti degli errori perpetuati fin dall’antichità. Altri grandi anatomisti (Sylvius, Eustatius, Fallopian tra gli altri) hanno dato il loro nome agli organi da loro descritti. Fracastoro (1483-1553), che studiò la sifilide, prevedeva che la trasmissione delle malattie contagiose fosse effettuata da microrganismi invisibili. Paracelso (c. 1493-1541) apre la strada alla terapia chimica.

La chirurgia è in gran parte dominata da Ambroise Paré (1509-1590 circa), che, nelle amputazioni, ha sostituito la legatura delle arterie per la cauterizzazione. La professione medica ha acquisito lo status di medico e l’insegnamento si è sviluppato. Ma la medicina stessa ha fatto pochi progressi, in quanto la “cura” si limitava agli stessi atti (clisteri, salassi, ecc.) e alla somministrazione di farmaci spesso dannosi.

Nel XVII e XVIII secolo, la fisiologia ha preso il volo. L’inglese William Harvey (1578-1657) scoprì la circolazione del sangue. L’italiano Malpighi (1628-1694), che descrive i capillari polmonari, è uno dei fondatori dell’istologia, lo studio dei tessuti viventi. Morgagni (1682-1771) mostra l’interesse di confrontare le lesioni organiche visibili all’autopsia con i sintomi clinici.

Alla fine del XVIII secolo, il britannico Edward Jenner (1749-1823) sviluppò la vaccinazione contro il vaiolo, che prefigurava lo sviluppo di un’efficace medicina preventiva. Nonostante queste innovazioni, la vaccinazione antivaiolosa non ha ancora “curato” il paziente. L’esame clinico è ancora molto semplice e la terapia è fantasiosa. La medicina come scienza non apparve fino al XIX secolo.

4. Nel XIX secolo, le scoperte della medicina scientifica sono state fatte solo nel XIX secolo.

Nella prima metà del secolo, la scuola medica francese (Laennec, Bretonneau, Trousseau) ha sviluppato il metodo anatomoclinico, basato sul confronto dei risultati degli esami clinici con i dati anatomici; questo metodo permette una migliore comprensione dello sviluppo e dei meccanismi delle malattie.

Una grande quantità di lavoro svolto per isolare i principi attivi dalle piante porta alla produzione di prodotti come morfina, chinino, atropina o digitalis. La scoperta dell’anestesia generale con etere (1846) e cloroformio (1847) ha aperto immense possibilità di intervento chirurgico.

Nella seconda metà del XIX secolo il progresso ha subito un’accelerazione. Claude Bernard (1813-1878) fece importanti scoperte sui fenomeni chimici della digestione, sulle ghiandole con secrezione interna ed esterna e sul sistema nervoso; nella sua Introduzione alla medicina sperimentale (1865), stabilì le regole della medicina sperimentale che avrebbero regolato il lavoro dei suoi successori.

Il chimico Louis Pasteur (1822-1895) stabilì la natura microbica o virale di diverse malattie, sviluppò il vaccino antirabbico e dimostrò che i microrganismi sono in medicina gli agenti delle malattie contagiose e in chirurgia i propagatori dell’infezione.

Il tedesco Robert Koch (1843-1910) scoprì il bacillo della tubercolosi (1882), al quale il suo nome rimane legato (il bacillo di Koch).

Nel 1928, il britannico Sir Alexander Fleming (1881-1955) scoprì la penicillina, le cui proprietà battericide furono messe a frutto dopo la seconda guerra mondiale. I progressi della parassitologia hanno permesso di chiarire i meccanismi di trasmissione di molte malattie tropicali (malaria, malattia del sonno, febbre gialla, ecc.) e quindi di invertirli.

5. Tecniche di indagine e di cura: i grandi progressi del Novecento

La prima metà del ventesimo secolo è stata segnata dal crescente utilizzo in medicina delle tecniche e dei metodi della fisica, della chimica e della biologia. Di conseguenza, i mezzi di indagine, diagnosi e trattamento sono stati notevolmente ampliati. Ad esempio, la scoperta di corpi contenenti radiazioni ionizzanti come l’uranio e il radio (→ Pierre e Marie Curie) e lo sviluppo dell’elettrocardiografia e dell’elettroencefalografia hanno contribuito al miglioramento delle procedure di indagine anatomica e funzionale.

Sono stati fatti progressi anche nella profilassi (misure adottate per prevenire o arrestare la diffusione della malattia) e nell’immunologia batterica e virale, nello sviluppo di sieri per il tetano e la difterite e di vari vaccini, tra cui il vaccino contro la tubercolosi. Tra le due guerre, i sulfamidici apparvero come il primo mezzo veramente efficace per combattere le infezioni batteriche.

Dopo la seconda guerra mondiale, la moltiplicazione degli antibiotici ha gradualmente permesso di coprire quasi tutte le specie microbiche. Grazie ai progressi dell’endocrinologia (studio delle ghiandole endocrine), il diabete è stato trattato con successo. Gli ormoni sono a loro volta utilizzati a scopo terapeutico (ad es. i derivati del cortisone per il trattamento dei reumatismi o dell’asma). Il vaccino antipolio, sviluppato negli anni ’50, ha ridotto significativamente l’incidenza della polio.

L’uso di tranquillanti in psichiatria, i progressi nella chemioterapia, i miglioramenti nella radioterapia, le nuove tecniche investigative (ultrasuoni, raggi X, risonanza magnetica) o le tecniche di trattamento (laser), i notevoli progressi nella chirurgia e nella microchirurgia, l’uso del computer e i recenti progressi nell’ingegneria genetica sono alcuni dei dati che hanno cambiato radicalmente la medicina alla fine del XX secolo e che hanno suscitato grandi speranze.

Allo stesso tempo, continuano a sorgere formidabili problemi di salute. Nei paesi economicamente forti, le malattie legate all’invecchiamento della popolazione (cancro, malattie cardiovascolari) stanno ancora creando scompiglio, e una nuova malattia, l’AIDS, è apparsa all’inizio degli anni ’80. Nei paesi economicamente deboli, la denutrizione, la mancanza di acqua potabile, la mancanza di igiene e la mancanza di cure provocano epidemie mortali, malattie virali e da carenza, e malattie parassitarie resistenti ai farmaci che sono difficili da superare.